PROCESSO MASTROGIOVANNI IERI L’ARRINGA DEI DIFENSORI


VALLO DELLA LUCANIA. Con le arringhe dei primi quattro difensori è proseguito ieri al tribunale di Vallo della Lucania il processo che vede imputati sei medici e dodici infermieri del reparto di psichiatria del “San Luca” di Vallo della Lucania per la contenzione e la morte di Franco Mastrogiovanni, avvenuta il 4 agosto 2009. Hanno preso la parola i legali di quattro infermieri che al giudice, Elisabetta Garzo, hanno chiesto l’assoluzione dei loro assistiti dalle imputazioni di sequestro di persona e morte conseguente ad altro delitto. Il primo intervento è stato quello dell’avvocato Francesco Bellucci, legale di Antonio Luongo, il quale ha attaccato «il secondo processo mediatico-politico» in corso sulla stampa, dalla trasmissione dei filmati alle iniziative svolte dal Comitato “Verità e Giustizia per Franco”, e denunciato «i tentativi di condizionare una vicenda che deve rimanere processuale». Le imputazioni andavano estese a suo giudizio ai soli medici, e il pm che ha svolto le indagini, Rotondo, è stato «fuorviato» dall’autopsia che fatto svolgere al medico legale Maiese, dipendente Asl, piuttosto che a un esterno, formulando l’accusa per gli infermieri dopo aver svolto l’esame autoptico senza avergliene dato comunicazione. Il pm Martuscelli, che ha chiesto le condanne per omicidio colposo, «ha invece avuto il coraggio di rivedere l’impianto accusatorio alla luce delle emergenze dibattimentali». Poi si è soffermato sul doppio ruolo dell’Asl parte civile e responsabile civile, «che avrebbe dovuto essere imputata per l’andamento e la gestione del reparto». Infine ha esaminato le cause della morte e ha ritenuto «verosimile» l’ipotesi della morte improvvisa da fatto elettrico, aggiungendo che Franco Mastrogiovanni non era disidratato né completamente contenuto. Sulla inutilizzabilità degli atti dell’esame autoptico si è soffermato anche l’avvocato Agostino Bellucci, legale di Alfredo Gaudio, il quale ha giudicato «lacunosa» e non provata l’imputazione di sequestro di persona e decaduta la collegata imputazione di morte conseguente ad altro delitto. A seguire è intervenuto l’avvocato Michele Tedesco per Massimo Minghetti, il quale, premesso che il suo assistito aveva svolto l’ultimo turno due giorni prima della morte di Franco Mastrogiovanni, si è soffermato sul Tso, disposto il 31 luglio 2009, e sulla contenzione del maestro di Castelnuovo Cilento. Ha concluso l’avvocato Carmine Giovine per Marco Scarano, che ha fatto anch’egli riferimento ad una «suggestione autoptica del pm che ha riprodotto nell’imputazione», chiedendo il giudizio immediato, e all’inutilizzabilità degli atti dell’esame autoptico per gli infermieri perché non presenti. Si prosegue domani con le arringhe di altri cinque difensori.

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