IL FIGLIO DEL SINDACO PRESO CON LE MANI IN PASTO


Dal figlio del sindaco di Salerno, Enzo De Luca, all’attuale presidente Abi Giuseppe Mussari, protagonista di una «cena del capretto» in costiera amalfitana che tanto sembra interessare ai magistrati campani.La procura, nel giugno scorso, ha ottenuto l’arresto oltre che di Amato jr anche dell’ex sottosegretario Paolo Del Mese (vicesegretario nazionale dell’Udeur), di suo nipote Mario, amministratore dell’immobiliare «Ifil C&D srl», e di un altro paio di personaggi minori. Tutti accusati di aver saccheggiato le casse dell’azienda. Il nome di Piero De Luca, avvocato e rampollo di Enzo ‘o sindaco, spunta, insieme a quello di Del Mese jr, nel lungo interrogatorio di Amato al pm Senatore a proposito di trasferimenti di denaro all’estero. «Ricordo perfettamente che Mario Del Mese mi raccontava di viaggi in Lussemburgo per raggiungere Piero De Luca (il figlio del sindaco di Salerno, ndr), al quale portava soldi da versare sul conto in Lussemburgo, proventi della Ifil», di cui il primogenito di Enzo De Luca, secondo Amato, sarebbe stato «socio occulto». È l’origine di queste somme che però interessa in particolare al pm, cui l’indagato spiega: «I soldi erano proventi della Ifil dalle attività, che sempre Mario Del Mese (che ha minacciato querela per calunnia, ndr) mi diceva di avere la Ifil in svariate delle opere che il Comune sta realizzando». Di Vincenzo ‘o sindaco, Amato jr, parla per la segnalazione di «direttore dei lavori per l’Amato Re (società di real estate, fallita nel 2011)» e per un presunto patto elettorale tra lo stesso primo cittadino e Paolo Del Mese «affinché i voti nominali a lui (Del Mese, ndr) fossero poi accompagnati con una preferenza come sindaco».Agli atti dell’inchiesta compare anche il verbale d’interrogatorio dell’ex sottosegretario Paolo Del Mese che al pm rivela di aver organizzato una cena di lobbying su richiesta del patron, Giuseppe Amato sr, nel settembre 2006. Una conviviale, a base di capretto e patate, a cui partecipano Giuseppe Mussari, allora numero uno di Mps e oggi presidente Abi, il futuro primo cittadino di Siena, ex deputato Pd, Franco Ceccuzzi (grande sostenitore dell’acquisizione Antonveneta oggetto di un’inchiesta che vede Mussari indagato) e il sindaco De Luca. «Amato aveva in programma un progetto edilizio e voleva aprire un discorso economico con il Monte dei Paschi», spiega Del Mese, aggiungendo che «il sindaco era comunque interessato alla vicenda», perché «c’erano in ballo le licenze edilizie» e che avrebbe presenziato all’incontro, tenutosi nella villa della famiglia Amato a Vietri sul Mare, «per dare un sostegno». Sulla presenza di De Luca, però, Del Mese tiene a sottolineare che non fu una sua idea: «Mica l’ho invitato io, ma non c’è nulla di male». Non smentisce il suo ruolo di «mediatore» nella vicenda («presentai Amato a Mussari») ma che cosa sia accaduto dopo non sa. Il resoconto di quella sera, però, per Amato jr è un avviso lanciato dal vicesegretario nazionale dell’Udeur ai suoi commensali: «Secondo me il messaggio è al sindaco di Salerno e al presidente Mussari (Mps) e non so più a chi: “Vedete che io so tante cose, come racconto questo posso raccontare dell’altro, quindi datemi una cosa di soldi. Altrimenti parlo”».Già a quell’epoca, l’azienda naviga in cattive acque nonostante la sponsorizzazione agli azzurri campioni del mondo («con la Nazionale non abbiamo venduto un maccherone in più», detterà sconsolato Amato jr a verbale). È in forte difficoltà, se è vero che «gli ammanchi in società iniziarono dal 2000 con la falsificazione delle schede dei pagamenti dei clienti. Facile, dunque, che l’incontro potesse servire ad avviare anche un’istruttoria per l’apertura di una linea di credito a favore dell’azienda. Ma questi soldi sono stati concessi? Quanto c’ha rimesso, eventualmente, il Monte dei Paschi di Siena nel crac da 57 milioni di euro del pastificio Amato? Tranne Del Mese, nessuno dei commensali è indagato dalla Procura di Salerno, eppure i magistrati si sono parecchio incuriositi alla ragnatela di riferimenti incrociati emersi dai verbali. Soprattutto dopo il ritrovamento di una fattura di Piero De Luca tra libri contabili dell’azienda. Una fattura da 18mila euro saldata per poco meno della metà. Ai finanzieri che lo hanno sentito come persona informata dei fatti, il figlio del sindaco di Salerno ha spiegato che non aveva «ritenuto opportuno, per ragioni di correttezza e professionalità, intraprendere alcuna azione diretta a recuperare l’importo della fattura non pagato». A trovarne di avvocati dal cuore d’oro. FONTE WWW.ILGIORNALE.IT

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