IL QUOTIDIANO LA CITTÁ DI SALERNO PUBBLICA UN ARTICOLO CON STRALCI DI UN INTERROGATORIO DELL’IMPRENDITRE CITARELLA.É GIUSTO FARLO?


O tutto o niente.Non ci sembra giusto pubblicare degli spezzoni di interrogatori dai quali potrebbero venir fuori significati diversi visto che ci sono altre frasi che potrebbero cambiare il significato di tutto il discorso. Ne Alfieri ne Stanzione hanno ricevuto mai un avviso di garanzia.Anche il mattino e il corriere del mezzogiorno hanno fatto la stessa cosa.Quantunque ecco l’articolo pubblicato dal quotidiano salernitano saranno poi i lettori a farsi un idea:

Un giro di mazzette che avrebbe “oleato” il meccanismo di assegnazione di lavori pubblici banditi dalla Provincia, per «favori» e «per chiudere un occhio», per l’affidamento di opere di somma urgenza o per il redditizio “sistema” delle varianti. Denaro che sarebbe finito nelle tasche non solo di funzionari, architetti, ingegneri, geometri e dirigenti di Palazzo Sant’Agostino, ma anche degli ex assessori della giunta provinciale Franco Alfieri e Pasquale Stanzione. E’ uno degli inquietanti passaggi che emergono dal lungo interrogatorio che Gennaro “Rino” Citarella ha resto ai magistrati l’11 luglio scorso, dopo il blitz “Due Torri” che portò in carcere i cugini Citarella e altri costruttori salernitani, nonchè i funzionari della Provincia Raffaele Orefice e Franco Pio De Luca. Uno stralcio di quel verbale è ora a disposizione delle parti. Mancano in realtà oltre 180 pagine sulle 395 totali. I molti “omissis” fanno presagire nuovi e importanti sviluppi dell’inchiesta sugli appalti truccati e i presunti rapporti tra politica, imprenditoria e personaggi legati alla malavita organizzata, su cui lavorano diversi magistrati, compresa quelli della Dda. Ad ascoltare il costruttore nocerino c’erano quattro magistrati: i pm Rosa Volpe, Antonio Cantarella, Francesco Rotondo e Gugliemo Valenti. Durante quelle nove ore, anche lui – così come avevano già fatto altri – racconta che l’imprenditore Luigi Di Sarli, già coinvolto in diverse inchieste, «si vantava che poteva fare quello che voleva, perché teneva amicizia particolare con l’architetto, con i geometri, aveva amicizia particolare con l’assessore Alfieri, con l’assessore Stanzione». In «più occasioni» Di Sarli, e davanti a più persone, raccontava dei soldi dati ai politici, anche se Citarella non sa fino a che punto questo racconto corrisponda al vero, perché Di Sarli «è per carattere un po’ fanfarone, un po’ megalomane». E nello stesso verbale vengono anche riportate delle intercettazioni che avevano riguardato il sindaco di Agropoli ed ex assessore provinciale ai lavori pubblici Alfieri, chiamato da alcuni «don Franco» o «il santissimo Alfieri». «(Di Sarli, ndr) si vantava di dare il regalo all’architetto, all’assessore – racconta Citarella – perché poi lui aveva qualche piacere o qualcosa». E, sempre secondo le accuse di Citarella, proprio Di Sarli sarebbe stato l’artefice di quel “sistema” ora finito sotto la lente della Dda. Nelle carte si fanno i nomi di tanti dipendenti della Provincia, alcuni dei quali già coinvolti nelle varie inchieste, altri invece allo stato insospettabili. Tutti, avrebbero favorito, il “sistema”. Il vero business non era solo quello rappresentato dai lavori di somma urgenza, ma soprattutto quello delle “varianti”. Così – sottolinea il pm Volpe nel corso dell’interrogatorio – «un appalto di 300mila euro diventava anche di 500mila». Grazie ai favori dei dipendenti pubblici si stabiliva che erano emersi elementi imprevisti e si faceva una variante al progetto. «Lievitava il costo del lavoro – ammette Citarella – ma si facevano anche altri lavori, perché uno già stava nel cantiere».

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