SALERNITANA-BARI DEL 2009 FU IL “BISCOTTO” PERFETTO RISCHIANO IN MOLTI ADDIRITTURA PALAZZI


Clamorosa svolta nell’indagine della Procura sulla gara che consentì al club di Lombardi si salvarsi. Il ruolo di Fusco e Ganci

Un segreto di pulcinella. Tutti sapevano. Tutti ne parlavano. A Salerno come a Bari, perchè quella partita (penultima di campionato di serie B, stagione 2008/2009) all’Arechi, vinta dalla Salernitana contro il Bari di Conte già promosso in A, fu lampante nel suo svolgimento. Tutti sapevano come sarebbe finita, da giorni prima. I primi a saperlo erano i tifosi, sia pugliesi che granata. Gemellati da anni: non solo sapevano che sarebbe finita con la vittoria della formazione del presidente Antonio Lombardi e del dg Angelo Fabiani (la Salernitana l’anno prrima fu promossa inB grazie anche alla combine dell issultato a Potenza, tanto che la società granata l’anno dopo fu penalizzata di sei punti per illecito presunto), sapevano anche che sarebbe finita 3-2 per i padroni di casa. Tanto che in tanti scommisero, e vinsero, “pronosticando” il risultato esatto.

Tre anni silenti. Adesso è il nuovo capitolo del filone scommesse, roba che, a sentire il capo della Polizia, Antonio Manganelli, «porterà a novità ancora più clamorose, aprendo squarci incredibili sul calcio italiano», e sul marcio che c’è intorno e dentro. È il segreto di Salernitana-Bari 3-2. La partita che potrebbe far saltare il banco del calcio italiano. Di quella partita, probabilmente, nessuno si ricordava più da molto tempo. Fino a quando qualche mese fa Repubblica scova, tra le carte depositate e ignorate dal procuratore della Figc Palazzi, un fax. È un documento nel quale Micolucci, ex calciatore dell’Ascoli, già testimone chiave del processo di Cremona, denuncia una serie di partite “fatte” dal Bari della stagione 2009-2010. Letto quel fax sulle pagine del giornale, il procuratore di Bari, Antonio Laudati, decide di indagare. Chiama tutti i giocatori e li interroga, chiama i loro referenti in città, gli uomini dell’entourage, i loro amici, analizza telefonate e flussi economici. Insieme ai carabinieri del nucleo operativo ascolta tutti e alla fine, nei giorni scorsi, tira una riga.

La partita. La ricostruzione dei fatti (“documentatissima”, spiega un investigatore) sembra una sceneggiatura. “Quel Bari” era una squadra super. In campo. E in ricevitoria. Salernitana-Bari fu il capolavoro. Il Bari era promosso. La Salernitana si doveva salvare. Due giocatori della Salernitana, Fusco e Ganci secondo le ricostruzioni degli investigatori, contattano alcuni loro amici all’interno dello spogliatoio del Bari. Vogliono, anzi, devono “aggiustare” quella partita. Due tra i giocatori del Bari sono particolarmente recettivi, Stellini e Gillet. L’offerta non è chiara: sul tavolo balla una cifra tra i 200 e i 300mila euro per perdere. I senatori ne parlano all’interno dello spogliatoio. Si discute. Alla fine si accetta. Il primo incontro con quelli di Salerno avviene in uno spiazzo autostradale, a conferma del “perfetto stile malavitoso tenuto dai calciatori” dicono gli investigatori, che è uno dei tratti distintivi di questa inchiesta.

La valigetta. Tratti distintivi che si individuano anche nella modalità con cui avviene il pagamento. In quella piazzola viene deciso che emissari della Salernitana avrebbero visto la partita insieme con la compagna di uno dei calciatori del Bari. E, a risultato conseguito, avrebbero lasciato la valigetta con i soldi. “E il risultato conseguito – riflettono gli investigatori – fu un 3-2, un over…”. Come dire: hanno venduto la partita e hanno passato l’imbeccata agli scommettitori, per arrotondare. La voce passa per le ricevitorie di Bari. La intercetta persino un carabiniere. Che non indaga. Ma scommette pure lui (ora è nei guai). Si gioca. La Salernitana vince 3-2. E all’indomani del match, non resta che dividere il bottino. L’inchiesta di Laudati e dei carabinieri, per la prima volta, è riuscita a violare in blocco il segreto di uno spogliatoio. E a scoprire come vennero divisi quei soldi. I senatori, su tutti Gillet, Stellini ed Esposito, prendono le fette più grosse. Agli altri vanno quelle più piccole. Tanto più piccole quanto minore era stato il ruolo nella combine.

Indagati. Tutti i giocatori sono indagati, adesso. Sono stati interrogati e molti hanno rifiutato di rispondere. Dubbi ci sono soltanto su due di loro: Ranocchia e Gazzi. Il centrocampista del Torino, secondo alcuni testimoni, inizialmente rifiutò la propria parte e poi fu costretto ad accettare un computer “in omaggio” (una forma di vincolo imposta dal gruppo). Quanto a Ranocchia le voci dei testimoni si contraddicono: secondo qualcuno prese la busta. Secondo altri rifiutò. La procura di Bari è ormai pronta a chiudere l’inchiesta. Ma a terrorizzare i calciatori sono i processi sportivi. Ranocchia, ad esempio, rischia un’omessa denuncia.

Figc. Il fax dimenticato da Palazzi questa estate è destinato a tornare sulla scrivania dello 007 federale (nel frattempo riconfermato nel suo ruolo da un Abete in scadenza di mandato) sotto forma di inchiesta fatta e finita: illecito sportivo aggravato. Per i giocatori si profila una condanna memorabile. Perchè Palazzi aveva dimenticato? Arriva qualche provvedimento anche per lui?

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