MARTA SANTORO RESTA IN CARCERE SCARCERATO IL MARITO ANTONIO PETILLO


 

SALERNO — Il comandante della Forestale di Foce Sele, Marta Santoro, fermata per concussione, resta in carcere. Suo marito, Antonio Petillo, che guida il comando di Capaccio, invece, è stato scarcerato e messo ai domiciliari. E’ un provvedimento tanto lungo (quaranta pagine) quanto singolare l’ordinanza con cui ieri sera il gip di Salerno, Renata Sessa, non ha convalidato il fermo voluto dal pubblico ministero Maurizio Cardea ed eseguito nella notte tra martedì e mercoledì scorso dai carabinieri di Agropoli e del comando provinciale.Per un verso, l’avvocato della Santoro, Antonello Natale, parla di una prima vittoria, dal momento che il gip avrebbe fondato l’illegittimità del decreto di fermo sulla carenza della flagranza di reato e del pericolo di fuga. Per l’altro verso, invece, il comandante della Forestale di Foce Sele, a differenza di suo marito, resta in carcere.

I CASI – Due dei quattro episodi contestati alla donna sarebbero venuti meno, tuttavia restano in piedi le accuse gravissime di concussione (consumata e tentata) che la Procura di Salerno ha mosso a chi per anni a Capaccio, Paestum e nella zona di Eboli e Agropoli, ha rappresentato la legge. La legge, cioè, contro gli abusi edilizi che hanno contaminato la zona che ospitato la civiltà ellenica. Prima della decisione del gip, Marta Santoro è stata interrogata per cinque ore. E per la seconda volta (il primo interrogatorio c’è stato qualche ora dopo il fermo) il comandante della Forestale si è detta innocente, cercando di sconfessare punto per punto l’impianto accusatorio in cinque ore lunghissime. Ieri anche suo marito ha deciso di rispondere alle domande del magistrato. A differenza della prima volta, quando ha optato per il silenzio. Ma al di là della convalida o meno del decreto di fermo e della prima scarcerazione, resta l’ombra di un’inchiesta che accusa due ufficiali di uno dei corpi delle forze dell’ordine dello Stato di aver preso tangenti da imprenditori a cui sequestravano case, parcheggi, terreni e gazebo. E la lista delle presunte vittime, che appena è scoppiato lo scandalo erano quattro, adesso sembra invece allungarsi giorno dopo giorno. Così come si aggiungono nuovi nomi nel registro degli indagati, mentre nuovi particolari emergono dai tanti documenti che i carabinieri hanno sequestrato a casa dei due coniugi negli uffici dei rispettivi comandi che hanno guidato per anni.

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