VIA GALDERISI RIECCO PERRONE ORA E’ UFFICIALE IL TECNICO HA INCONTRATO I CALCIATORI E SVOLTO LA PRIMA SEDUTA DI ALLENAMENTO …la cronaca della giornata


“L’U.S. Salernitana 1919 comunica di aver sollevato dall’incarico di allenatore della Prima Squadra il Signor Giuseppe Galderisi unitamente al suo staff tecnico Daniele Cavalletto e Nazzareno Salvatori.La Società ha affidato la guida tecnica a Carlo Perrone e al suo staff che guiderà nel pomeriggio il suo primo allenamento con la squadra. Si ricorda che l’allenamento odierno si svolgerà a porte chiuse.”Questo il comunicato con il quale la società ha comunicato il licenziamento di Galderisi e il ritorno di Perrone.Nonostante la seduta di allenamento fosse fissata per le ore 15, tutti i calciatori della Salernitana si sono ritrovati allo stadio Arechi con un’ora d’anticipo per poter incontrare il nuovo allenatore Carlo Perrone; il tecnico, giunto a Salerno già in mattinata, è arrivato intorno alle 14 accompagnato da Tommaso Grilli ed è stato accolto dai giornalisti ai quali ha ribadito la volontà di parlare di modulo, scelte tecniche e formazione soltanto nel corso della presentazione ufficiale in programma tra domani e sabato mattina (ipotesi, quest’ultima, al momento più accreditata dal momento che patron Lotito, consultatosi con il sindaco De Luca, pare abbia acconsentito a non indire la conferenza stampa nel giorno dei festeggiamenti per il Santo Patrono).

ALL’INTERNO LE PAROLE DI PERRONE E UN PROFILO DEL TECNICO

“Sono stanco, non ho chiuso occhio tutta la notte, ma sono molto felice. La squadra? E’forte!” il laconico commento concesso ai giornalisti, subito dopo il tecnico è entrato negli spogliatoi visibilmente emozionato per l’inaspettata seconda occasione concessagli dalla società che, non più tardi di 15 giorni fa, all’indomani della sconfitta di Chieti aveva categoricamente escluso un ritorno di Perrone a Salerno.“Perrone in futuro?E’un galantuomo, ma abbiamo fatto scelte diverse e lo escludo” dichiarò Mezzaroma, conferma, questa, che Lotito ha preso in mano la situazione in prima persona affidandosi a persone che ben conosce e che, per carattere, possono fare al caso di un gruppo che aveva manifestato più di un segnale di tensione. E’arrivato, a sorpresa, anche il direttore sportivo Massimo Mariotto, particolarmente silenzioso ed abile a dribblare le domande dei presenti: esonerato praticamente in tv come accaduto per Galderisi, il ds potrebbe essere congedato già nelle prossime ore (al suo posto contattato Susini che, non avendo il patentino di direttore sportivo, dovrebbe ricoprire un altro incarico, si raffredda, invece, la pista Fabiani), decisiva la volontà del patron di azzerare le scelte fatte in estate ed affidarsi a professionisti di sua fiducia che possano riunire i cocci di uno spogliatoio che lanciava segnali di spaccatura. Peccato, comunque, per Mariotto, che in estate aveva chiuso diverse operazioni interessanti (Togni, De Vezze, Murolo, Coletti) salvo poi imbattersi del diktat di Lotito che, in nome del bilancio, preferì puntare su calciatori di categoria e su giovani prodotti del vivaio laziale, tenuti ai margini della prima squadra da Galderisi nelle prime uscite ufficiali. L’ex ds del Benevento era riuscito a far rientrare gli spinosi casi Emmanuel, Adeleke e Guazzo lavorando h24 per poter allestire un organico che è, obiettivamente, di gran lunga superiore alla concorrenza, evidentemente Lotito ha mal digerito la scelta di puntare su Galderisi  e di acconsentire all’ingresso negli spogliatoi di alcuni tifosi al termine del match pareggiato malamente domenica scorsa in casa con l’Aversa Normanna.Alla spicciolata sono arrivati via via tutti i calciatori, apparsi sereni e sorridenti nonostante il cambio di guida tecnica; a guidare il gruppo capitan Montervino, a seguire Adeleke, che potrebbe essere tra i convocati per domenica dopo l’epurazione targata Galderisi, Lanni e tutti gli altri elementi della rosa; la riunione è durata poco meno di un’ora, mentre Mariotto si è intrattenuto con l’addetto agli impianti Gianni Russo, braccio destro di Lotito ed in costante contatto con il patron, da poco partito alla volta dell’Inghilterra per la partita di Europa League della sua Lazio e pronto a comunicare ufficialmente le nuove decisioni. Alle 15 è iniziato l’allenamento, dall’infermeria non giungono buone nuove per Mounard (che l’anno scorso fu inspiegabilmente utilizzato poco o fuori ruolo da Perrone nel girone di ritorno, la speranza è che si sia preso insegnamento dagli errori e dalle incomprensioni del passato per tutelare un grande patrimonio della Salernitana quale è il fantasista francese), con il ginocchio ancora gonfio che difficilmente gli consentirà di scendere in campo a Mugnano, mentre Emmanuel lamenta una fastidiosa tallonite. L’allenamento dovrebbe concludersi intorno alle ore 16 e 30, non si esclude che qualche tifoso possa recarsi allo stadio ed attendere l’uscita di calciatori,mister e direttore sportivo per capire meglio cosa stia accadendo in questo momento particolarmente delicato dell’annata della Salernitana.

Chi e’ Perrone

Ritorna il gentleman, ritorna il tecnico aziendalista, quello con la lazialità nel DNA. E probabilmente la scelta non è casuale. Si riparte dall’allenatore che Lotito e Mezzaroma scelsero l’anno scorso quando avviarono la loro avventura salernitana.Alla guida dell’allora Salerno Calcio, il tecnico romano in Serie D non ebbe vita facile. Scelto da Lotito, in contrasto sin dalle prime giornate col diggì Pagni, non visto di buon occhio dalla piazza per il suo modo probabilmente troppo flemmatico di vivere il calcio.Eppure lui, ex calciatore, tecnico che aveva vinto in passato un campionato di C2, che conosceva la realtà dei giovani laziali, ha sempre avuto dalla sua parte i risultati. Il gioco no, quello non si è praticamente mai visto, salvo rarissime eccezioni, ma il team giallorossoblu nella passata stagione da quando si impossessò del primo posto in pratica non lo lasciò più.Sin dalle prime giornate Perrone andò in difficoltà nell’affrontare la regola degli under. Pagni pubblicamente dopo Sora lo invitò a valutare la possibilità di schierare in porta Sestito e non Iannarilli. E la scelta si rivelò opportuna. Almeno fino alla gara del girone di ritorno, quando l’infortunio del portiere toscano diede vita ad un teatrino poco edificante, eppure quanto accadde all’Arechi oggi fa giurisprudenza.L’infortunio di Nicodemo lo privò del cervello a centrocampo e per questo Perrone puntò più sulle capacità dei singoli che sul gioco di squadra, fin quando l’arrivo di De Cesare non scompaginò i suoi piani. Per qualche partita il tecnico laziale abbandonò il 4-3-3 per provare uno spregiudicato 4-2-4, con tutti i big contemporaneamente in campo.Durò poco. Come l’esperimento di Mounard interno di centrocampo. E come durò poco l’entusiasmo iniziale dei vari Piciollo, Barbarisi, Proia: alla fine in campo andarono quasi sempre gli stessi under, ovvero Sestito, Puglisi e Giacinti (Avagliano, invitato pubblicamente ad andar via di casa per crescere, solo ad intermittenza).Insomma, Perrone, più di una volta bersaglio di “vaffa” da parte dei calciatori e delle ire dei tifosi, in qualche circostanza si complicò la vita, in altre accampò scuse che suscitarono perplessità (campi gibbosi, il polline al Settembrini), ma portò a casa la vittoria del campionato. Prima di essere congedato, forse troppo frettolosamente.

 

 

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