USURA E RICICLAGGIO VENTISEI INDAGATI NEL SALERNITANO


Sono 26 le persone indagate dalla guardia di finanza nell’ambito dell’operazione denominata “Assegni Cash & Carry”, conclusasi nei giorni scorsi e resa nota, a mezzo comunicato stampa, dal comando provinciale delle fiamme gialle di Salerno. Tutto è partito dalla denuncia di un’imprenditrice salernitana, che aveva raccontato agli inquirenti la vicenda della quale era stata vittima a causa del suo commercialista. L’uomo, già presidente del collegio sindacale della Cassa Rurale ed Artigiana di Fisciano Banca di Credito Cooperativo, approfittando dello stato di necessità della donna per le esposizioni bancarie contratte e a fronte di prestiti erogati per 188.611,92 Euro, l’aveva indotta a sottoscrivere una promessa di vendita dei propri beni immobiliari (che avevano un valore di 300mila Euro) sotto l’egida di protesti bancari che ilcommercialista “avrebbe diversamente promosso” proprio in virtù della carica rivestita nel collegio sindacale della banca.

Un doppio ruolo del quale il professionista ha approfittato in pieno: le indagini dei finanzieri, coordinati dalla procura della Repubblica di Salerno, hanno permesso di scoprire che il commercialista, oltre ad aver gestito la società facente capo alla donna, ha inoltre gestito i rapporti bancari sia dell’impresa sia dell’imprenditrice senza alcuna delega, procura o autorizzazione prevista dalla normativa. Per questo motivo l’uomo è stato indagato per “estorsione aggravata (art 629 C.p.), per aver commesso il reato per eseguirne un altro, per aver cagionato alla parte offesa un danno di rilevante entità e nell’esercizio della carica di presidente del collegio sindacale della banca, nei cui confronti è stata esercitata l’azione penale”.

Ma questa era tuttavia solamente la punta dell’iceberg: nel prosieguo delle indagini bancarie i finanzieri hanno rilevato altri rapporti finanziari che la donna aveva avuto con un imprenditore locale il quale, approfittando anch’egli dello stato di bisogno della donna, dopo averle prestato 118.725 Euro se ne era fatti restituire, a titolo di interessi usurai, 58.150 in più. L’uomo è stato quindi indagato per “usura aggravata (art. 644, commi 1, 3 e 5, nrr. 3 e 4, C.p.) e nei confronti dello stesso è stato operato il sequestro preventivo di somme di denaro e titoli per valore complessivo di 61.601,89 Euro“.

Non è finita: la guardia di finanza ha appurato che le operazioni bancarie eseguite dall’imprenditore usuraio erano ben diverse rispetto alle fonti reddituali dichiarate al fisco e rispetto ai volumi d’affari prodotti da una società da questi rappresentata e interessata da rapporto finanziario con l’imprenditrice. La guardia di finanza, relativamente ai dati bancari 2006-209, ha infatti contestato “numerose operazioni in denaro contante superiore al limite consentito per la libera circolazione e quindi in violazione della legge antiriciclaggio, quantificate in complessivi 22.944.359,82 Euro”.

L’imprenditore usuraio aveva inoltre movimentato i suddetti conti correnti per un importo di circa 100 milioni di Euro anche grazie al meccanismo noto come “giro di assegni”, messo in pratica insieme a e a beneficio di altri soggetti, favoriti dall’assenza di controlli da parte della banca che aveva, tra le altre cose, l’obbligo di segnalare alla Banca d’Italia qualunque operazione ritenuta irregolare. Sono state quindi indagate:

sei persone per aver esercitato abusivamente l’attività finanziaria, in violazione dell’articolo 132 del decreto legislativo 385/1993, ossia il Testo Unico Bancario;

un cassiere della banca;

undici componenti del consiglio di amministrazione pro tempore della banca;

due direttori generali pro tempore della banca;

un preposto della filiale sede della banca;

tre componenti del collegio sindacale pro tempore del predetto intermediario bancario

Sono tutti ritenuti responsabili di “plurime violazioni alla legge antiriciclaggio (art. 55 del D. Lgs. 231/2007) e precisamente gli obblighi di informare l’autorità di vigilanza della Banca d’Italia nonché di verificare le generalità dell’utente che richiedeva l’operazione bancaria”. La stessa banca, un direttore generale e un responsabile di filiale sono stati sanzionati a livello amministrativo in quanto si è verificata appunto la mancata segnalazione alla Banca d’Italia delle operazioni sospette. I finanzieri hanno quindi contestato violazioni alla normativa antiriciclaggio per 44,5 milioni di Euro. L’usuraio è stato anche denunciato per violazione all’art. 4 e 5 del D. Lgs. 74/2000.

 È da dire che proprio attraverso i controlli antiriciclaggio – osserva la guardia di finanza – si combattono i fenomeni quali l’usura, l’estorsione e l’abusivismo finanziario. I flussi di denaro illecito generano di norma gravi distorsioni all’economia legale, alterando le condizioni di concorrenza e i meccanismi di allocazione delle risorse. Il monitoraggio dei flussi finanziari diventa, quindi, sempre più importante, in quanto consente di seguire le tracce di tutti i reati che generano profitti, ricostruendone il percorso ed individuando i reali mittenti ed i beneficiari finali delle somme.

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