SALERNO PIAZZA DELLE LIBERTA’ ORA E’ NELLE MANI DELLA PROCURA


Da un lato una variante al progetto originario previsto per l’edificazione di piazza della Libertà, dall’altro una consulenza tecnica della ditta appaltatrice che chiama in causa i lavori per la realizzazione del Crescent. Ed un primo cittadino che ammette che, tra le cause ancora al vaglio degli esperti, ci sono anche le possibili conseguenze provocate dalla deflagrazione dell’ordigno bellico rinvenuto nella zona del cantiere questa estate. Non gode di buona fortuna quella che nelle intenzioni di De Luca dovrà essere la piazza più grande d’Europa pronta a sorreggere l’emiciclo dell’architetto spagnolo Ricardo Bofill. I punti interrogativi sono ancora tanti, al punto che la Procura – che sui lavori ha aperto un fascicolo di inchiesta affidato al pm Valenteall’indomani di un blitz dei carabinieri del Noe – già da un mese ha acquisito tutti gli atti relativi ai progetti, che erano stati depositati alGenio civile. Un faldone corposo, ora al vaglio degli inquirenti, al quale si è aggiunto quarantotto ore fa quello prodotto dagli ambientalisti di Italia Nostra e del comitato No Crescent che hanno depositato un’istanza per chiedere il sequestro del cantiere. Oggi, se non subentreranno nuovi intoppi, la Esa costruzioni presenterà le prime carte relative allo studio progettuale per la demolizione e la successiva ricostruzione di circa cinquecento metri, ricadenti nel settore due del cantiere, che circondano l’area interessata dal cedimento di una decina di pilastri e dal conseguente scollamento di qualche centimetro del solo solaio di copertura. Si procederà con un taglio a sega diamantata come hanno confermato le ulteriori verifiche effettuate nella giornata di ieri dai tecnici della ditta appaltatrice e da quelli del Comune, che ha nominato come proprio consulente l’ingegnere Ciro Faella, docente presso l’ateneo di Fisciano. La sua perizia (costo dell’incarico poco più di venticinquemila euro) dovrà innanzitutto garantire che la restante quota del cantiere (circa ventisemila metri quadri) sia in sicurezza, ma anche appurare le cause di un cedimento sul quale, allo stato, non ci sono certezze. «Abbiamo interesse a tutelare il Comune e non l’impresa – ha tagliato corto anche ieri De Luca, ribadendo che il Comune non verserà un euro per demolire e ricostruire – Bisognerà lavorare a regime per fare un’opera a regola d’arte. Si sta valutando se ci sia stato perlomeno un concorso determinato dall’esplosione dell’ordigno bellico». Ma la Esa, che prima di accollarsi le spese vuole vederci chiaro, tira in ballo – attraverso una perizia affidata a consulenti napoletani – anche le trivellazioni effettuate nei mesi scorsi nel limitrofo cantiere del Crescent. Tra gli elementi al vaglio della Procura spunta anche una variante prodotta per inglobare le travi nel solaio ed un dossier (a cui hanno collaborato il geologo Alberto Alfinito e l’ingegnere Andrea Cioffi per Italia Nostra e No Crescent) dove si evidenziano le strettissime interconnessioni tra il cantiere della piazza e quello della mezzaluna. Le due aree, in soldoni, sarebbero legate da una cortina continua di cemento che affonda le proprie radici a dieci metri di profondità nel terreno. Questo potrebbe creare un ostacolo alle falde acquifere: in presenza di condizioni meteo-marine non favorevoli, l’acqua tende a salire, la falda si innalza e potrebbe causare allagamenti anche piuttosto importanti in considerazione del fatto che la capacità portante del terreno verrebbe a diminuire.

Barbara Cangiano

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