DELITTO VASSALLO IL FRATELLO DARIO RILANCIA


 

 

 

 

 

 

 

“L’identità che Vassallo aveva dato alla sua terra è persa. Gli abitanti del posto finiranno a fare i garzoni di gente venuta da fuori”. Ci va giù duro Dario Vassallo. La sua è una disperazione senza fine. Che non si placa neanche all’indomani delle celebrazioni per la morte di suo fratello. Il “sindaco pescatore” ucciso la notte del 5 settembre di due anni fa. Ora la polemica, le accuse, la rabbia si sono spostate su Internet, sul social network più frequentato dagli italiani. Su Facebook. Ed è proprio sulla pagina della Fondazione Angelo Vassallo che il fratello Dario decide di rilanciare.

“Ritiene che sono parole troppo dure? No, è miele”. Vorrebbe dire altro, Vassallo. Vorrebbe raccontare la sua verità. L’idea che si è fatta di quella assurda notte in cui qualcuno decise che doveva troncare la vita di un uomo giusto. “Ma c’è tempo. E poi ho fiducia nel lavoro della magistratura. Piuttosto sono stanco dell’atteggiamento della gente del posto. Disinteresse, omertà, ostacoli, coperture agli accordi che si prendevano alle spalle di mio fratello. Non se ne può più”.E allora Dario Vassallo ( NELLA FOTO) sta preparando lo strappo con Pollica: “Masi più iniziative della Fondazione nel comune che per anni è stato guidato da mio fratello e al quale Angelo aveva dato tutto”. E’ un fiume in piena. Non sceglie neanche le parole. E’ lucido, pacato. Sa che è nel giusto e non ha paura delle reazioni. Ogni suo concetto è il prodotto di una riflessione lunga due anni.“Sono convinto – dice piano – che la verità è fuori da Acciaroli. E che per trovarla bisognerà non fermarsi mai, non escludere nessuna pista e ascoltare. Ascoltare. Chiunque. Anche tutti quelli che in questi mesi stanno dando un contributo sociale, politico alle vicende di due anni fa”.Dunque uscire fuori dal piccolo Comune, smetterla di rimestare nel torbido, accettare il confronto ma… “non rinunciare neanche alla battaglia contro questo silenzio testardo. Non è possibile che a Pollica nessuno sa niente. Non è più accettabile che chi sa non parla”.Dario Vassallo ha dedicato la sua vita alla ricerca della verità. Vive a Roma e gira tutta Italia raccontando la storia del “sindaco pescatore”. La storia di suo fratello.“Il mio è un ruolo obbligato. Devo e farò questo fino a quando non avrò risposte. Ma come me anche gli altri devono fare la loro parte. Ognuno nel suo ruolo. Bisogna collaborare. E anche pensare al futuro”. In questo senso la proposta del sindaco di San Mauro, Giuseppe Cilento, lanciata proprio dalle colonne di questo giornale, trova Dario Vassallo pienamente d’accordo.“Cerchiamo la verità, ma evitiamo che accadano ancora episodi tragici come quelli che hanno portato all’omicidio di Angelo. Quindi giù le caserme, i presidi delle forze dell’ordine devono assolutamente essere presenti sulla costa. Perché è lì che si gioca la partita”.Per troppo tempo, secondo il fratello del “sindaco giusto” si è voluta ignorare la realtà. La criminalità che opera nel Cilento è un fantasma. Invisibile, impalpabile. Ma la sua azione, il suo piano criminoso lo si scoprirà tra qualche anno. E allora non ci sarà più possibilità di fare niente. “Gli abitanti del posto finiranno a fare i garzoni di gente venuta da fuori”. Forse è veramente ora di cominciare a riflettere su queste parole. Mettendo da parte polemiche e livori antichi.

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