A PAESTUM I DIPIETRISTI CONTRO IL NETTUNO LA VICENDA FINISCE IN PARLAMENTO NEL MIRINO ANCHE IL SINDACO VOZA DURA LA REPLICA DEL PRIMO CITTADINO I CHIARIMENTI DEL MINISTERO DELL’ECONOMIA


CAPACCIO. La vicenda del ristorante “Nettuno”, situato nel cuore dell’area archeologica di Paestum, finisce in Parlamento. A sollevare il presunto caso di abusivismo è stato il deputato Francesco Barbato (Idv), che ha presentato un’interrogazione al ministero dell’Economia e delle Finanze, Vittorio Grilli, nella quale avanza dubbi sulla legalità degli immobili della famiglia del sindaco Italo Voza, che insisterebbero in parte su area demaniale. Barbato invita il ministro ad avviare gli accertamenti sulla “natura giuridica degli immobili esistenti nell’area demaniale dove sono siti i templi di Paestum, le procedure di attribuzione delle concessioni, nonché i canoni concessori”; e chiede “quali urgenti iniziative intenda assumere per la verifica di eventuali irregolarità, per assicurare il rispetto della normativa trattandosi di un’area di eccezionale valore storico, archeologico ed artistico, al fine di far cessare ogni abuso e il ripristino dello stato dei luoghi”.Sotto accusa non solo il ristorante “Nettuno” ma anche “un immobile adibito a bar, un’area di parcheggio, anch’essa nella cinta muraria su terreno demaniale. Risulterebbe – si legge nell’interrogazione – che la concessione sui predetti immobili sia stata attribuita senza alcuna gara, e risulta assegnata allo stesso soggetto da decenni”. “Il canone annuo di concessione – aggiunge – ammonta a 900 euro nonostante l’attività svolta appaia particolarmente redditizia – continua nella nota Barbato – trattandosi di un ristorante di notevole livello. Nella stessa area, a pochi metri si trova un ulteriore immobile, residenza del sindaco Italo Voza, di cui non apparirebbe chiaro il regime di proprietà, e che risulterebbe insistente, in parte su terreni privati, in parte sull’area demaniale interna alla cinta muraria e, quindi assoggettata a vincoli stringenti, essendo distanti appena 100 metri da uno dei templi. Non risultano chiari il regime giuridico degli immobili, i meccanismi di assegnazione dei rapporti concessori e quelli che hanno portato alla determinazione di un canone di concessione irrisorio”.«Sono solo bugie infondate – risponde Voza – È un ritornello già sentito. Sono davvero stanco, ogni volta, di spiegare sempre le stesse cose. Personalmente non ho mai alzato una pietra senza avere le necessarie autorizzazioni. Mia moglie ha ereditato il ristorante da mio suocero, non c’è niente di abusivo. Una sola cosa, ma parliamo degli anni Ottanta, fu realizzata senza permesso all’epoca da mio suocero, ed è una vetrata del ristorante. Pertanto, siamo in possesso di tutte le autorizzazioni. Ci sono documenti storici che lo provano. Chi si rende responsabile di tali attacchi si deve solo vergognare e ne dovrà rispondere in sede giudiziaria. Procederò con una querela e i soldi che otterrò di risarcimento farò beneficenza. E’ solo sciacallaggio politico». Voza ribatte anche sul canone: «Posso assicurare che pago un canone congruo altro che irrisorio…».

Angela Sabetta

IL MINISTERO DELL’ECONOMIA CHIARISCE L’INTERA VICENDA

PAESTUM. In merito all’interrogazione parlamentare presentata dal deputato Franco Barbato (IDV), il quale aveva chiesto di verificare la regolarità delle proprietà del sindaco di Capaccio, Italo Voza, all’interno dell’area archeologica vincolata di Paestum, è giunta la risposta da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Relativamente alla Question Time n. 5-07768 della VI Commissione Finanze a firma dell’on. Barbato, il competente Ufficio del Coordinamento Legislativo-Finanze ha comunicato quanto segue: “Con il documento in esame, l’Onorevole interrogante chiede informazioni circa la natura giuridica e le procedure di concessione dell’immobile in cui è situato il ristorante Nettuno (nella foto), ubicato nei pressi dell’area archeologica di Paestum. Al riguardo, si fa presente che la Filiale Campania dell’Agenzia del Demanio ha comunicato che, a seguito degli accertamenti presso gli atti d’ufficio, è stato verificato che l’immobile in questione non rientra tra i beni di proprietà dello Stato, sebbene il medesimo risulti interno alla cinta muraria del sito archeologico e confinante con i beni appartenenti al demanio pubblico dello Stato – ramo artistico storico archeologico in consegna al Ministero peri i Beni e le Attività Culturali. Dalle visure catastali esaminate, l’immobile in argomento risulta intestato all’Ente per le Antichità e i Monumenti della Provincia di Salerno, in virtù di una delibera del Podestà del 14.10.1932. Inoltre, il competente Reparto territoriale del Corpo della Guardia di Finanza ha riferito quanto segue: il terreno su cui insiste il citato esercizio commerciale risulta di proprietà dell’Ente per le Antichità e i Monumenti della Provincia di Salerno e che, tra le parti, in data 20 aprile 2006, è stato stipulato un contratto di locazione di durata ventennale, al canone di Euro (omissis) complessivi. Nell’accordo redatto in forma di scrittura privata non si fa menzione di procedure di aggiudicazione pubblica, essendo stata rinnovata la locazione già precedentemente concessa a Pisani Maria Giuseppa (la moglie del sindaco Voza, ndr) a far data dal 5 maggio 1999”.

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