L’UNITALSI DI AGROPOLI SUL MONTE SACRO A NOVI VELIA


 


L’altro modo di vivere l’estate è all’insegna della solidarietà. Sabato scorso (7 luglio) la sottosezione Unitalsi di Agropoli ha accompagnato in pellegrinaggio i diversamente abili con i fuoristrada sul monte Gelbison. Non per vivere una “rombante” avventura in aggiunta all’esperienza spirituale, ma perché, senza i potenti motori e la trazione 4×4, gli ammalati in carrozzina non sarebbero mai potuti arrivare al santuario mariano tra i più alti d’Italia, a quota 1.705 metri
Il gruppo era formato da una sessantina tra ammalati, pellegrini, dame e barellieri provenienti da tutto il Cilento. Per consentire alle carrozzelle di poter arrivare in vetta, però, c’è stato bisogno di due fuoristrada messi a disposizione, rispettivamente dal titolare del ristorante “Da Michele” e dal medico Maria Rizzo di Vallo della Lucania. Sono, infatti, gli unici mezzi in grado di inerpicarsi sull’ultimo tratto del percorso, altrimenti percorribile solo a piedi, per la presenza di pietre molto sconnesse e scaloni in forte pendenza. «Fare strada insieme nello spirito dell’Unitalsi significa anche superare barriere che potrebbero apparire insormontabili – spiega il presidente della sottosezione di Agropoli, avv. Salvatore Guzzi – E’ la forza dell’amore che crea, dell’impegno di tante persone di buona volontà che dà la possibilità di raggiungere questo luogo e pregare anche a chi altrimenti è impossibilitato a venirci». Una volta raggiunto il santuario della “Madonna nera” di Novi Velia, c’è stata l’accoglienza calorosa da parte del rettore don Carmine Troccoli, mentre a celebrare la santa messa è stato il parroco di Agnano, don Vincenzo Sannino. Segno di una fratellanza che supera i confini dell’associazione e, all’occorrenza, fa incontrare mani amiche anche su una delle cime della Campania, nel cuore del Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. Da più di mille anni il santuario del Gelbison è visitato da folle di fedeli provenienti da Calabria, Basilicata e Campania. Tradizioni millenarie di culto popolare e leggende di mussulmani converti si fondono in questo luogo benedetto che custodisce l’effige dolcissima di una Vergine dai tratti tipicamente orientali. Lo stesso nome Gelbison deriva dall’arabo e significa “monte dell’idolo”. Le prime notizie storiche sono del 1300, ma alcuni studiosi fanno risalire le origini del santuario al X secolo ad opera dei monaci italo-greci arrivati nella zona dopo l’occupazione della Sicilia da parte degli arabi.
FONTE INFOAGROPOLI
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...