Omicidio Pecora, 50 anni di carcere


 
   
 
 
 
 
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PAOLA DESIDERIO Agropoli. Diciotto anni a Pasquale Giordano, sedici a Maurizio Corradino e Antonio De Rosa. Si è concluso ieri il processo in primo grado nei confronti dei tre giovani di Agropoli accusati dell’omicidio del benzinaio Davide Pecora (foto in basso). In appena otto mesi dal fatto (avvenuto il 7 luglio del 2007) sono state emesse le condanne. Il gip del Tribunale di Vallo della Lucania La Rocca ha accolto in pieno la richiesta del pm Francesco Rotondo per quanto riguarda Giordano, l’autore materiale dell’omicidio. Il pm aveva chiesto diciotto anni per tutti e tre, equiparando le loro posizioni. Il gip ha condannato a sedici anni rispettivamente Maurizio Corradino (difesi dagli avvocati Massimiliano Forte e Annalisa Califano) e Antonio De Rosa (difeso dall’avvocato Arnaldo Franco) riconoscendo ai due il concorso anomalo nell’omicidio e quindi la non volontà soggettiva di uccidere. Il processo, con rito abbreviato, è giunto a termine ad appena otto mesi di tempo da quella terribile sera del 7 luglio, un afoso sabato estivo, in cui Davide Pecora fu assassinato. Secondo quanto ricostruito con le indagini coordinate dal sostituto procuratore Francesco Rotondo e dal procuratore capo Alfredo Greco, il benzinaio, intorno alle 21, era nel distributore di famiglia Ip, in Via Marrota, nei pressi dello svincolo di Agropoli Sud della variante alla Strada Statale 18. Stava sbrigando le ultime cose, prima di chiudere e andare via. Oltre a Pecora e alla figlia Maria nel distributore c’erano ancora i dipendenti e, tra loro, Antonio De Rosa, assunto lì appena da pochi giorni. In base alla ricostruzione dei fatti fu allora che al distributore arrivò il motorino con a bordo Maurizio Corradino alla guida e Pasquale Giordano seduto dietro. Entrambi indossavano il casco per nascondere il volto. Il benzinaio capì subito che avevano cattive intenzioni. Il giovane seduto dietro imbracciava un fucile, minacciando il benzinaio entrò con lui nel gabbiotto dove c’era la cassa e dove si trovava anche la figlia Maria. Fu allora che partì il colpo fatale: il benzinaio si accasciò tra le braccia della figlia, non ci fu nemmeno il tempo di soccorrerlo. Bastarono poche ore ai carabinieri della compagnia di Agropoli, coordinati dal capitano Giorgio Borrelli, per capire che De Rosa non era estraneo alla rapina e a collegarlo agli altri due assieme a cui i militari lo avevano notato in passato. De Rosa venne arrestato durante la notte, il giorno successivo furono rintracciati anche Giordano ad Aprilia, e Corradino, riparato a Nocera. «Ricorreremo certamente in appello sulle attenuanti – hanno annunciato i difensori di Maurizio Corradino, Forte e Califano – che sono state riconosciute equivalenti alle aggravanti, affinché vengano considerate prevalenti, per la giovane età e per il comportamento processuale corretto del nostro assistito. Chiederemo di revisionare l’entità della pena».

fonte http://www.ilmattino.it

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